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Saturday, October 27, 2012

Il Partito Democratico vale quanto PdL, Lega, FLI, UdC e La Destra messi assieme


Gli ultimi sondaggi sono schiaccianti: la vecchia Casa delle Libertà non esiste più. I numeri sono impressionanti. Ciò che più preoccupa è l'irreversibilità di tale processo. In poco più di quattro anni si è passati dal 55% al 30% circa dei consensi.

Il Popolo della Libertà ha perso oltre 20 punti passando dal 37% al 15%, la Lega Nord ha dimezzato i suoi consensi (tornando al 4% e rischiando di non superare lo sbarramento), Futuro e Libertà per l'Italia naviga tra il 2,5% e il 3%, La Destra si mantiene più o meno sui livelli del 2008 (2%), mentre l'UdC ha preso a perdere nuovamente consensi una volta abbandonata l'ipotesi di alleanza con il Partito Democratico (5,5%). Dati quantomeno imbarazzanti.

Il centrodestra rischia un'ecatombe elettorale. La 'storia' dei moderati è una vecchia favola a cui non crede più nessuno e che, certamente, non accattiva l'elettorato più giovane e maggiormente scolarizzato. È pressocché impossibile riuscire a riunire sotto la stessa bandiera forze populiste ed antieuropeiste come Lega Nord, La Destra e PdL a forze europeiste e montiane come FLI e UdC.

L'unità tra forze politiche così differenti e con elettorati così distanti è un'illusione. La politica non si fa sommando il numero degli elettori, ma pesando i programmi e tenendo sempre a mente la natura del proprio elettorato. Ne verrebbe fuori un mostro in stile Unione 2006. Quasi sicuramente peggio. Da un lato l'elettore leghista stanco delle alleanze con Berlusconi, che scapperebbe verso Grillo e, dall'altro, l'elettore udiccino stanco della Lega che preferirebbe il Partito Democratico (per non parlare dei rapporti FLI-PdL e FLI-La Destra).

I 'moderati' hanno davanti a sé tre strade:
- seguire la linea Santanché, Storace, Maroni per contrastare Grillo
- seguire la linea del PPE e di Monti per reinventarsi europeisti, responsabili e, soprattutto, moderati  
- continuare a seguire la linea di sempre per non perdere l'elettorato di sempre

Non c'è via d'uscita: o un partito/coalizione neofascista-pirata, o un partito/coalizione popolare o un partito/coalizione vecchio stampo dall'aspetto plurale.

Ogni candidato alle primarie del Popolo della Liberta rappresenterà almeno una di queste tre strade da percorrere e non è detto che gli sconfitti accettino di percorrere quella del vincitore.

La destra ha bisogno di rifondarsi. Non può essere liberale, socialista, democristiana, neofascista, meridionalista e leghista allo stesso tempo. Necessita un rinnovamento totale della classe dirigente, un nuovo indirizzo unitario e stabile. Necessita maggior democrazia interna, deve allargare il computo delle fasce di popolazione da rappresentare e parlare un nuovo linguaggio, con una nuova narrazione.

La destra italiana è all'anno zero e, anche riuscisse a rimanere a galla a questo giro, perderà senza ombra di dubbio le prossime elezioni, rischiando di perderle anche cinque anni dopo, qualora non fosse in grado di dare un forte sterzata. Deve guardare negli occhi, affrontare e sconfiggere lo spettro del berlusconismo. Deve rimboccarsi le maniche, crescere, vaccinarsi e tornare a fare una politica schiava dei programmi e non degli slogan elettorali, nè della persuasione figlia della paura, nè tantomeno della scissione degli elettori in buoni e cattivi. Deve rimettere al centro i principi liberali che la contraddistinguono e allontanare le sirene sudamericane e/o del sud-est asiatico.

Una delle più grandi necessità che ha oggi il nostro malandato Paese è quella di avere una destra liberale e popolare. Chissà che non se siano accorti solo a sinistra.


Luigi De Michele

Thursday, October 25, 2012

‘Italia Bene Comune’ ha la maggioranza assoluta con tutte le leggi elettorali




 La neonata coalizione di centrosinistra ha la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati: vincerebbe le elezioni sia con il Porcellum, sia con il modello francese, che con il proporzionale.

I numeri ci sono tutti. Il Partito Democratico è sul 30%, mentre la sua coalizione non dovrebbe mancare la fatidica soglia del 40% (Sinistra Ecologia Liberta 5%, Partito Socialista 2%). ‘Italia Bene Comune’, fatta una semplice simulazione con i dati a nostra disposizione, porterebbe a casa 251 seggi che, con il premio del 12,5%, diventerebbero 330 circa.

Come se non bastasse, lo scenario va sempre più delineandosi e, la nascita di una nuova e chiara offerta politica abbinata all’esclusione di forze un tempo amiche (Italia dei Valori, Radicali, Verdi e Federazione della Sinistra), hanno avviato quelle dinamiche che favoriscono la polarizzazione del voto, hanno riportato alla luce quell’elettorato tentato dall’astensione e avviato il classico effetto del voto utile.

‘Italia Bene Comune’ ha davanti a sé praterie immense: la possibile esclusione dal parlamento dell’IdV (che, non superando la soglia del 5%, aumenterebbe il numero di seggi di chi, invece, la supera) e la nascita di un nuovo soggetto politico a sinistra del Partito Democratico (De Magistris?), pronto ad intercettare l’elettorato tentato dal Movimento 5 Stelle nonché dalle forze escluse dalla coalizione, metterebbero al sicuro la vittoria e la stabilità dell’esecutivo chiamato a governare il Paese.

Ciò che più impressiona è che le dinamiche interne al centrodestra berlusconiano sembrano favorire ulteriormente Bersani & co. La nuova Forza Italia e la nuova Alleanza Nazionale rischiano la prima di non superare il 15% e la seconda di non superare lo sbarramento di coalizione al 4% (e lo stesso ragionamento vale per la Lega Nord). In questo modo, con AN, LN e IdV fuori dal parlamento e con FI su percentuali modeste, si potrebbe registrare una maggioranza di centrosinistra dalle dimensioni importanti.

Sarà cruciale capire il ruolo che giocheranno le forze centriste e come queste si posizioneranno. Sarà cruciale capire chi, in caso di 'rassemblement', resterà fuori dai giochi (es. La Destra, AN, Lega vs UdC, FLI e Monti) e chi soffrirà o gioverà del voto utile.

Una cosa è certa: più si frammenta l’offerta a destra, meno possibilità ci sono di superare lo sbarramento e meno partiti superano lo sbarramento, più il partito e la coalizione vincenti si aggiudicano i seggi necessari per governare.
 
Detto in parole povere, lo scontro tra forze moderate e forze progressiste si giocherà anche e soprattutto sul piano della ricomposizione dell’area di riferimento e sulla capacità da parte dello schieramento di non lasciar fuggire elettori verso il Movimento Cinque Stelle. È proprio questo il punto di forza del centrosinistra.

Ad oggi, a sei mesi dalle Elezioni Politiche, sembra che il centrosinistra sia riuscito ad arginare in un certo qual modo l’emorragia di voti, mentre il centrodestra subisce un lento svuotamento, lasciandosi dettare l’agenda da Beppe Grillo.

È la nuova politica italiana che prende forma prima del Big Day. Il giorno del giudizio a trent’anni di berlusconismo. Il giorno della vera fine della Prima Repubblica.


Luigi De Michele