Sprintrade Network

Tuesday, December 17, 2013

La sinistra deve spacchettare










Nulla è per caso.

Sono sempre gli stessi. Gli stessi politici da 20 anni. Gli stessi politici, eccezion fatta per Bersani, Vendola, D'Alema, Boldrini, Bindi, Prodi, Marini, etc. Roba che ti stanchi ad elencarli. 

E, a torto o a ragione, li hanno fatti fuori tutti o hanno minato irrimediabilmente la loro credibilità. Hanno ammazzato la sinistra. Tutti i più importanti esponenti, mentre Bossi si è addirittura ricandidato alla Segreteria della Lega Nord, Berlusconi è nuovamente a capo di Forza Italia, La Russa milita in una nuova Alleanza Nazionale, Casini è padrone dell'UDC e gli uomini di Comunione & Liberazione hanno ancora il copyright della parola 'Moderato'.

Ci hanno costretti al parricidio perché erano proprio loro gli stessi a dirci - magnanimante - che solo così avremmo vinto. Come l'amante di nostra madre che ci costringe ad ammazzare nostro padre perché solo così potremmo avere un padre vero.

Poi sei lì tutto assonnacchiato, che gli altri si svegliano, e iniziano a dire 'Toh, guarda: le persone che hanno votato Renzi son le stesse che votavano Bersani, i voti li ha presi solo nelle regioni rosse già nelle nostre mani, Renzi ha portato ai seggi meno persone rispetto a tutte le altre Primarie passate nonostante sia la punta di diamante che aspettavamo, e non ha saputo mobilitare minimamente i giovani - al pari di Bersani, l'anticomunicatore che c'ha fatto perdere le elezioni come Occhetto - eccezion fatta per i tesserati'.

Nel mio piccolo continuo sonnacchioso ché tanto qua il PD ormai è un partito di esperti di comunicazione e marketing più che politico, convinti come sono che per vincere basti un ottimo comunicatore, che comunicare significhi intrattenere
, che comunicazione sia sinonimo di Berlusconi. Tutte cose ripetute ossessivamente guarda caso da Mediaset e da Silvio Berlusconi. Perché non va più di moda leggere libri, informarsi, parlarne con un esperto. Giusto per capire come funziona.

Niente, spero soltanto che non abbiano intenzione di andare a votare con il Mattarellum, presentandosi più o meno con lo stesso assetto delle ultime Elezioni Politiche ché Scelta Civica non basta e forse non serve. Con il Mattarellum ci sarà bisogno di spacchettare, presentare più partiti, parlare a più persone con più linguaggi, partendo da una scissione interna al PD che punti a mantenere la parte Liberal nella famiglia dei Democratici Europei del S&D o nell'ALDE, ed una parte Social che permetta al Paese e al centrosinistra di reinserirsi nel PSE, ampliando l'offerta e contrastando con più voci ciò che una voce sola non può esprimere. Rischieremmo per l'ennesima volta un partito scisso, litigioso, senza una unica missione o una unica visione da offrire all'elettorato. Che non ti faccia mai capire da che parte sta. Il solito partito dissociato. Un po' di là, un po di qua. Un partito costretto a fare i salti mortali per piacere al tempo stesso ai suoi elettori di centro, a quelli di sinistra, agli elettori moderati, agli elettori grillini, agli elettori di destra.

Che poi, andando di dissertazioni, tra il serio e il faceto, ho dimenticato di dire che credo sia giunto il tempo di colmare la più grande lacuna interna alla storia del nostro Paese e della nostra politica. La mancanza di due partiti - capaci di superare l'1% - che rappresentino i due più grandi Pensieri della storia dell'Umanità: quello liberale e quello socialista. 

Ah, se solo riuscissimo a portare a casa il doppio turno, avremmo un PD solido. E poi? E poi, non basterebbe comunque. Non risolveremmo la natura dissociativa del partito. 

Quindi: se solo riuscissimo a diventare un paese serio, partendo col fare le cose semplici, e giungendo, poi, alle cose complesse. Ché non bastano mica quelle poche conquiste referendarie che hanno contraddistinto i decenni passati per rendere l'Italia un vero Paese occidentale con una democrazia matura figlia di quelle bisognose quanto fondamentali battaglie politiche per i diritti civili e per la giustizia sociale. Servono battaglie condivise per ottenere un partito dai valori condivisi. Un Paese dai valori condiviso. Qua il pensiero magico non basta più. C'è un Italia che sta morendo.


Editoriale di Luigi De Michele



Friday, December 6, 2013

Napolitano non avrebbe dovuto dare mandato a Prodi




La nascita del secondo Governo Prodi è stato l'evento più disastroso che abbia colpito la sinistra italiana negli ultimi vent'anni. La sua nascita fu una forzatura pacchiana. Una mossa irrazionale. Un atto emotivo, impulsivo. Una scelta scellerata che non tenne conto delle esigenze del Paese, degli italiani e dello scenario politico venutosi a creare. Fu l'epic fail più terrificante della storia del già funestato centrosinistra moderno. Un delitto dettato da quella dannata sete di potere che tanto venne e viene rimproverata a Berlusconi e alla destra.

La nascita di quel governo fu per Giorgio Napolitano la sua prima grande sconfitta. Lui, proprio lui, che con lungimiranza e visione impeccabile, intuì fin da subito la portata di quella scelta irresponsabile. Cosa avrebbe causato. Una lunga agonia che avrebbe dilaniato una compagine tenuta assieme da non si è mai saputo cosa. Un pastrocchio in grado di tenere assieme Dini, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio, Capezzone e Ferrero. Roba da pelo di levriero afgano nello stomaco. Che la vera rottamazione l'ha fatta Bersani, evitando di imbarcare tutto e il contrario di tutto. Roba da ibuprofene da 1200 mg prima di guardare Ballarò.

Sbagliarono lo sbagliabile. Ogni passo, più lungo tre volte la gamba di Fassino. Angosciarono l'Italia più di quanto abbia fatto lo spread con Berlusconi. Dilapidarono voto dopo voto il consenso più grande che una coalizione di governo abbia mai ricevuto nella storia repubblicana.

Con un governo di larghe intese non saremmo mai stati travolti dallo scandalo rifiuti. Con un governo di larghe intese avremmo potuto gestire al meglio l'informazione del nostro servizio pubblico. Con un governo di larghe intese non avremmo vissuto due anni di litigi interni a L'Unione e a L'Ulivo. Con un governo di larghe intese, il processo che portò alla nascita del Partito Democratico sarebbe stato più serio e meditato.

Avremmo potuto giocarcela alle elezioni successive. Avremmo evitato la distruzione della sinistra italiana. Avremmo affrontato la crisi con un governo più forte e più credibile. C'avrebbe guadagnato la gente più a rischio. Non sarebbe nato il 5 Stelle. Renzi starebbe girando la ruota della fortuna. E Prodi sarebbe diventato il nuovo Presidente della Repubblica.


Luigi De Michele



Wednesday, December 4, 2013

La mozione spartana


Vent'anni di democrazia.

Vent'anni di democrazia non c'hanno insegnato nulla: Occhetto aveva ragione. Arrivare secondi brucia più che arrivare terzi. Dobbiamo riflettere su quanto accaduto, sul tradimento dei 101, sulla tragica tornata elettorale appena conclusasi, consapevoli del fatto che se non comprenderemo le ragioni della nostra sconfitta non saremmo quello che siamo. I soliti comunisti del cazzo.

La pancia dell'elettorato ha parlato chiaro: ha fame. Ma purtroppo per loro abbiamo già mangiato il mangiabile. Non pretenderanno mica che rigurgitiamo tutto quanto? Quasi quasi ci fanno pena. Che la scontassero al posto nostro.

I nostri, poi, non ci votano più nemmeno loro, credono di aver perso anche quando vinciamo. Cosa dovremmo fare dopo aver vinto a Catania? Strappare Salt Lake City ai repubblicani?

Stanno messi peggio di noi. Tutti a parlare di berlusconismo senza tener conto dei danni causati dall'antiberlusconismo. Dove lo troviamo un altro così? Un altro che ci faccia vincere tre volte le elezioni? Qua ci torna la Democrazia Cristiana, mettono in piedi un Governo l'anno per cinquant'anni, comandano tutti e nessuno, e non sappiamo più chi odiare. Ci tolgono il pane di bocca. E le brioches non si toccano mica.

La strategia dell'apparato è chiara: imporre una nuova stagione politica caratterizzata da quella che noi amiamo definire 'democrazia da cabina balneare'. Pretendi le ferie e poi non voti ad Agosto? Tieniti quel socialdemocratico di Marchionne.

Mobiliteremo l'Esercito del Surf, Massimo Ciavarro, e Gerry Calà a Cala Corvino. Dovranno esserci solo i nostri. Perché se Stalin non ti vede, Dio è ipermetrope. Quindi, dite a vostra moglie di coprirsi ben bene. Non lo vedete che Papa Francesco è comunista?

È in atto un profondo cambiamento antropologico. I lavoratori rappresentano pressoché la metà della popolazione e l'altra metà siamo noi. I pensionati non sanno nemmeno loro come hanno fatto ad arrivare a prendere quei quattro soldi che siamo costretti dare loro, mentre riempiamo le nostre donne di benzodiazepine perché per loro non c'è lavoro manco volendo pagarle le prestazioni lavorative di tasca nostra. Che impegno che ci siam presi! Chi ce lo fa fare? La gente non arriva a fine mese. E non si tratta mica della tipica forma di impotenza da quarta settimana.

Ci aspettano con i forconi. Gli stessi che usavamo a tavola. Tocca darci una regolata, un altro mese di campagna elettorale e avremmo preso gli stessi voti di Gianfranco Fini.

Il 25 Febbraio ci ha consegnato un quesito chiarissimo: il partito gira intorno alla terra o è la terra che gira intorno al partito? E poi, la terra è piatta oppure i piatti sono di terracotta? Come si pone il Partito Democratico di fronte a suddetto quesito? È piatto anch'esso? Siamo diventati per caso lo strumento di chi oggigiorno mangia impunemente a piene mani?

Amiche e amici, compagne e compagni, ma lo sentiamo ancora il nostro elettorato, il suo dolore? Dov'è finito il nostro cuore. E se a Fassino fosse venuta una ptosi?

È giunto il momento di decidere da che parte stare. E se le circostanze ce lo imporranno, dialogheremo anche con Molinari. Faremo di tutto pur di salvare la poltrona. Firmeremo carte false, venderemo cara la pelle, espugneremo Pavia.

Noi, che crediamo nella libertà individuale tanto quanto nella società. Noi, proprio noi, non vestiremo tutti uguali, e imporremo dazi doganali più pesanti nei confronti di H&M, vi lasceremo liberi di pagare le vostre bollette senza impegno e abbatteremo una burocrazia che rasenta il Politburo. Faremo questo ed altro. Perché non siamo e non saremo mai come loro: non faremo abbeverare i nostri cavalli nelle acquasantiere. Gaucci non è di Serie A. Sta bene dove sta. E Varenne c'ha la sua età.

Dite loro che è finita la pacchia. Verremo a prenderli stasera da lassù con una Torpedo Blu. È giunto il giorno della riscossa. Abbiamo sempre fatto il possibile, e per i miracoli, questa volta, abbiamo contattato nientepopodimeno che Alì Agca.

Perché noi democratici siamo per la giustizia sociale, per un welfare migliore, per la tutela dei diritti dei lavoratori, dei disoccupati e degli studenti. Non intendiamo continuare a fagocitare oltremodo la morbosa voglia tutta italiana di mescolare la sfera pubblica con quella privata. Per noi la morale della favola è sempre la stessa: la morale dentro di me e per quanto riguarda Ruby 'Meno male che Silvio c'è'.

Non sappiam che farcene dei gossip, della vuota descrizione della vita del principale esponente dello schieramento a noi avverso: Silvio Berlusconi. Abbiamo già dato disposizioni ad Erich Honecker di provvedere. Contiamo su metodi oltremodo persuasivi e non vorremmo che la gente venisse a conoscenza della vera natura del suo rapporto con Leonid Breznev.

La sinistra è passione. Non ci fossimo noi, stareste costruendo le piramidi.

Abbiamo contribuito alla liberazione dei più deboli, alla emancipazione della razza umana. Abbiamo realizzato il più grande tra i sogni degli italiani: quello di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer. Uomini veri che hanno rischiato o addirittura perso la vita affinché intraprendessimo questo viaggio. Cosa ne potrà mai sapere Renzi di cosa è significato per noi democratici ricucire le ferite di un Paese devastato dalla mafia e da una destra eversiva? Sa per caso cosa significa fare politica per trent'anni avendo tutti i mezzi d'informazione contro? Non lo saprà mai. Non lo sa perché sono già saliti tutti sul suo carro.

È un doroteo, il braccio destro di Rumor, un Andreotti scemo che ha già subito una condanna, il nuovo Bettino Craxi nato per distruggere il centrosinistra italiano, per dividere la nostra gente, per mandarla a lavorare una volta per tutte. Non c'è riuscito Berlusconi in persona, figuriamoci lui.

Civati, poi. Civati è un hobbit, un hobbit travestito da politico. Roba da 'Signore degli Anelli'. Ogni qualvolta pigi sulla sua mano, esclama 'Rodotà'. E Penati lo ha rimosso? Pippo, dacci retta: se la politica fosse una questione anagrafica avremmo ancora l'apartheid in Sud Africa.

Noi, i bulli e i fighetti, non li vogliamo nemmeno nelle sezioni. Figuriamoci alla guida del partito o del Paese. Sentiamo la necessità di mettere al centro della discussione i problemi reali della nostra cara Italia. Non i loro. Che vadano da un valido psicoterapeuta e curino il loro stile di attaccamento. La loro mania di protagonismo è voglia insoddisfatta di sembrare belli e bravi agli occhi dei loro genitori. E, purtroppo per loro due, gli italiani non ne fanno più di figli.

Il Partito Democratico ha l'esigenza di avviare un percorso che porti alla reciproca legittimazione delle sue due anime, un cammino fatto di battaglie condivise tanto per la tutela della giustizia sociale quanto per la difesa dei diritti dell'essere umano. Necessita di più visione e meno visibilità. Gianni Cuperlo è l'unico politico democratico in grado di assicurare e rappresentare questo cammino, l'unico uomo in grado di tenere unito il partito, di mantener in vita la sinistra, di leggere nelle pieghe del passato, le viscere del presente, per capire ciò che accadrà in futuro. Votatelo. Vi preghiamo. Con tutto l'amore di un'eggregora. Altrimenti quello non la smette di calarsi allucinogeni, e ce lo teniamo su quel po' di coscienza che ci è rimasto.



"La libertà è partecipazione, uno spazio libero, e il viaggio da psilocibina anatolica t'aiuta a colmarlo.  Dai campi del Tennessee ai TSO da Tennent's ed LSD".


Monday, November 25, 2013

La sinistra del futuro in 1000 caratteri



Se per decrescita felice intendessimo la produzione di automobili dalla tecnologia all'avanguardia, dalle leghe metalliche migliori, dai motori assolutamente puliti, dagli pneumatici più sicuri e resistenti nonché dagli interni dalla fattura artigianale e dalla durata secolare. Se la decrescita felice consistesse nello spostar forza lavoro dalle catene di montaggio ai laboratori, dalla produzione alla ricerca, dal consumismo più sfrenato alla qualità che dura una vita, e da noi custodita e curata con tanto di orgoglio e gelosia. Abbatteremmo le mode. Coniugheremmo l'esigenza di progresso con la umana necessità di mantenere un contatto salubre con l'ambiente e la natura umana. Creeremmo i primi punti di contatto con i nostri cari John Maynard e John Fitzgerald. Creeremmo una sinistra nuova. Quella sinistra in grado di donare alla nostra maltrattata Umanità quella grande visione che ancor oggi le manca per poter uscire una volta per tutte dal pantano neoliberista. La sinistra del futuro.

Luigi De Michele



Wednesday, October 2, 2013

Berlusconi ha già votato la fiducia


Berlusconi sta spacchettando. Ha deciso di scindere il Popolo della Libertà. Ultima ratio. Ha deciso di creare una nuova Forza Italia da riposizionare sulla destra estrema dello scacchiere politico e ha creato una sua succursale più centrista. Una parte punterà il populismo più becero in modo da fare caciara più liberamente, mentre l'altra dialogherà con la parte più razionale dell'elettorato. Un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Ha deciso di governare e di fare opposizione al tempo stesso. Una scelta disperata che lascia grandi praterie al Partito Democratico. Disperata perché la scelta è tanto geniale quanto vecchiotta (vedasi il dualismo PDL-Lega Nord durante il Governo Monti) e perché obbliga Berlusconi ad occupare un'area già ampiamente occupata. Lo obbliga a mettersi all'angolo da sé proprio mentre Papa Francesco sposta l'asse della politica mondiale più a sinistra e verso progressismi risorti. Lo obbliga a perdere definitivamente il proprio aspetto egemonico e a puntare ad un proprio piccolo ma importante orticello. Un piccolo grande angolo di paradiso.

Perché Berlusconi non deve far altro che tenere botta. Non ha altre pretese fuorché quella di vivacchiare e fare i propri interessi. Perché - repetita iuvant - il suo è un elettorato pietrificato. Potrebbe persino evitare di fare campagna elettorale. Non perderebbe e non guadagnerebbe un sol voto. Il 21% del 1994 s'è ripetuto nel 2013.


Questo suo spostamento rappresenta il più grande regalo che Matteo Renzi potesse immaginare di ricevere per la sua corsa alle prossime elezioni. Il più grande assist che il PD potesse aspettarsi. Un goal a porta vuota. O un autogoal. Un errore strategico dettato dalle circostanze: dividersi pur di mantenere il potere in qualche modo. Nel momento in cui l'area cristiano-democratica è costretta a dividersi una fetta di elettorato davvero risibile e per giunta già ampiamente rappresentata da Scelta Civica e dalla destra dei democrats.

E così la strategia preparata nel dopo elezioni, il ritorno al dualismo FI-AN, la riedizione del 1994, vanno a farsi benedire. Alleanza Nazionale non c'è. Forza Italia si sposta a destra e lascia sguarnito il suo fianco sinistro. Un fianco sinistro che il suo partito-succursale non avrà mai la forza di occupare. Non c'è trippa.

Tutto ciò perché - non foss'altro che al Cavaliere interessa solo se stesso - non servirà a nulla – in termini elettorali – la responsabilità di Lupi & soci. Una falsa responsabilità che verrà ben presto smascherata. Visto e considerato che il gruppo CL non romperà mai con il suo unico rappresentante e, semmai, cercherà di mantenerlo in vita attraverso il proprio peso parlamentare. Laddove non conta la quantità ma la qualità. Il numero dei parlamentari. In quanto CL appoggerà Letta con ricatti, obblighi e proibizioni fino al suo ultimo giorno di vita. Sarà la mano di Berlusconi. Shiva.

Detto ciò, il Partito Democratico crede per davvero che questa pantomima non verrà fuori? Crede per davvero che l'elettore democratico indeciso non s'indignerà dinnanzi a cotanta menzogna? Ignora per caso il fatto che son pronte ad uscire vagonate di elettori qualora non riuscisse a fare chiarezza su data questione? No? Faccia chiarezza e i suoi elettori lo premieranno.



Monday, September 16, 2013

Ma Fioroni e Bassolino chi li rottama?



Nonostante Renzi gestisca la politica italiana dal mese di Febbraio, nonostante abbia il partito nelle sue mani, nonostante gli italiani percepiscano il suo partito ai suoi piedi, il PD s'è cristallizzato su di una media-sondaggi del 25%. Quasi 5 punti in meno rispetto alle settimane in cui Bersani cercò di stanare il 5 Stelle.

Stando agli ultimi sondaggi, il Sindaco di Firenze non supera mai il 50% dei consensi nemmeno all'interno del suo partito. Cosa che, se vogliamo fare un parallelo con le ultime Primarie, corrisponde più o meno a quel 40% con cui perse contro Bersani.

Renzi gode attualmente e da sempre di un consenso reale che si aggira attorno ai 4 milioni di voti e che, per giunta e per assurdo, qualora decidesse di formare un partito tutto suo, qualora ne avesse il coraggio, si dimezzerebbe (almeno) in virtù della forte appartenenza degli elettori democratici al partito e del fatto che il centro è già occupato e che, così come a destra, non si sfonda mica.

Renzi ha perso smalto, è ripetitivo, ridondante, non buca più lo schermo, non propone nulla di nuovo, e fatica a prendere la benché minima decisione oltreché la benché minima posizione. Non convince nessuno. O meglio, convince la gente su cose delle quali la gente è già convinta. È come uno psicoterapeuta: dice al paziente ciò che il paziente ha sempre saputo.

Gode della mancanza di un leader alternativo all'interno del partito - che non sia Letta - ed è sempre più palese come il partito tutto voglia cuocerlo a fuoco lento, sovraesporlo mediaticamente, prender tempo per potergli opporre un candidato in grado di giocarsela.

Dopo la lunga fase ascendente, si è stabilizzato per un periodo relativamente breve e ha di colpo preso a scendere. Appare sempre più artificioso, finto, incompetente. La sua equidistanza tra Berlusconi e Bersani non convince assolutamente gli elettori berlusconiani e men che meno gli elettori della sinistra democratica o del centro moroteo. Quello che la sua voglia di strafare non comprende e che potrebbe riuscire in ciò che nessuno mai è stato capace di fare nella storia del PD: far convergere tutto il partito su un solo candidato. Il suo antagonista.

Sta passando di moda velocemente come le sue cravatte viola. Non ha né la narrazione né la virilità né le televisioni né tantomeno i soldi di Berlusconi. Non ha né la competenza né la padronanza di Monti. E non possiede né la comunicazione emotiva né le capacità oratorie di Grillo. Non attrarrà mai alcun elettore che attualmente vota i succitati leader politici. È una copia di un po' tutti i leader. E la gente preferisce l'originale.

Non potrà godere di una nuova incredibile spinta televisiva atta a distruggere Bersani perché Bersani lo hanno già distrutto. Non ha una storia da poter anteporre alla sua figura, non ha grandi conoscenze in materia politico-economica, e non tocca il cuore tanto da permettere l'inizio di una prima grande narrazione che lo possa riguardare. Troppo poco di destra, troppo poco di centro, troppo poco di sinistra e troppo poco grillino. Né carne, né pesce.

E i suoi luoghi comuni, le sue ovvietà, il suo patetico tentativo di accattivarsi le simpatie di ogni elettorato - dimenticando il proprio - lo rendono falso, irritante, poco rassicurante e noioso. È quanto di più autoreferenziale e psicotico si possa trovare in circolazione. Parla solo di sé, di Firenze e di Bersani. Del Partito Democratico e dell'Italia nemmeno l'ombra. Il più grande complimento che riceve, fa più o meno così: 'Sa comunicare'.

La sua strategia è alquanto pacchiana e al momento regge abbastanza bene solo grazie al grande bacino a cui si rivolge il Partito Democratico. Ha la coperta più corta della politica italiana e la sfilaccia da sé giorno dopo giorno. Ha puntata su di sé - pronta a far fuoco - l'artiglieria berlusconiana. Mentre Monti lo schiaccia a sinistra, gli ex Margherita e gli ex Ds sempre più a destra e il Movimento Cinque Stelle sempre più giù.

Renzi ha mandato letteralmente in malora la campagna elettorale del Partito Democratico. Ha vanificato il tentativo di Bersani e del suo partito di impostare una campagna elettorale formativa e ricca di contenuti. La sua bolla mediatica creata ad arte dai poteri forti, dai loro mezzi di comunicazione ostili alla sinistra del PD durante le Primarie, gli ha permesso di dettare una agenda politica vuota, fondata su temi ininfluenti ai fini del benessere del cittadino. E il suo demagogico puntare sul dimezzamento dei parlamentari, dei loro emolumenti, delle Province nonché sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (in tutto poche centinaia di milioni di euro), ha praticamente distrutto l'egemonia democratica venutasi a creare nel Paese dopo le Amministrative del 2011. Ha imposto una campagna elettorale priva di contenuti. Ha legittimato il populismo e la demagogia di Grillo e Berlusconi. Ha spianato loro la strada. Ha spazzato la razionale campagna bersaniana. E ha incentivato nei cittadini paura e rabbia. Ha versato sangue in un mare di squali.

Cos'ha intenzione di fare per rimediare a così tanto immani disastri? Crede per davvero che diventare Segretario del PD e suo candidato Premier sia cosa scontata? E, soprattutto, pensa realmente di poter vincere le Elezioni, prendendo bastonate da Belpietro a Porta a Porta?

Quanto gli conviene correre per la Segreteria di un partito spaccato e che spaccherebbe ulteriormente? Ritiene d'essere il collante? O si accontenta di Fioroni e Bassolino? Non gli converrebbe puntare alla Presidenza del Consiglio?

Confido nella buonafede e nel buonsenso di chi lo segue.

Renzi è un bluff



Matteo Renzi è un contenitore vuoto. Un gran bel contenitore, ma vuoto.

Crede che gli italiani siano dei perfetti imbecilli e - nonostante questi vivano una crisi senza precedenti - continua a parlare di IMU. Parla di un'imposta che nessun Paese al Mondo mette in discussione e della quale abbiamo preso a parlare nel 2006, quando ancora si chiamava ICI, e della quale continueremo a parlare anche l'anno prossimo. Ne parliamo ininterrottamente da 7 anni e con il prossimo saranno 8. Manco stessimo dibattendo sull'esistenza o meno di Dio.

Parla di un'imposta che vale 3 miliardi di euro circa a fronte di una spesa pubblica di 850 miliardi, aumentata di ben 350 miliardi in poco più di dieci anni. 3 miliardi a fronte di un PIL di circa 2000 miliardi di euro e di una ricchezza privata di 8000 miliardi. Parla del nulla. Uno statista.

Matteo Renzi non è né un liberale né un socialista. Non ha proposte. Non ha il coraggio di parlare né di un tema tanto caro ai liberal quale lo snellimento della macchina dello Stato né di affrontare quelli che sono i temi più caldi per un uomo di sinistra: redistribuzione della ricchezza, disoccupazione e stipendi da fame. Stipendi da fame che non permettono l'acquisto dei beni, la crescita delle imprese e l'assunzione di nuovi lavoratori.
A Matteo Renzi manca l'ABC. Manca una visione del Partito, del Mondo, e dell'Uomo.

Ha in mente un partito personale che abbatta le due correnti (presenti in tutti i partiti liberalsocialisti mondiali) e che soddisfi la sua tendenza all'onnipotenza. Cambierebbe la sua struttura, regole e meccanismi decisionali in funzione della sua persona. Così come già accade per PDL, SC, SEL e M5S. Con una semplice differenza: non possiede né il carisma né la forza comunicativa né tantomeno la visione di Berlusconi o di Grillo.

qual è la sua visione del mondo? Blair? L'apice del neoliberismo che ha portato la finanza a strozzare il nostro Paese solo pochi mesi fa? In che Mondo vive? E in che anno? Lo sa che i laburisti hanno rotto col passato ed oggi sono meno Lib e più Lab? Lo sa che hanno sterzato decisamente a sinistra ed hanno incoronato Ed Miliband? E che Ed Miliband abbia chiuso con il New Labour di Tony Blair per dar vita al One Nation Labour? Questo lo sa? Lo sa che ha già detto no all'intervento militare in Siria, riuscendo ad isolare in un sol colpo un Obama che si ostina ad apprendere ancor oggi dal suo più illustre predecessore?

E dell'uomo, invece, cosa ne pensa? Cosa crede della natura umana? Viene prima il collettivismo o l'individualismo? Viene prima la libertà o la giustizia sociale? Gliel'hanno detto che che la giustizia sociale rende possibile la libertà?
Matteo Renzi è talmento vuoto che non è a conoscenza del fatto che essere liberalsocialisti nel 2013 significhi avvicinare innanzitutto Locke a Rousseau, partire dai concetti di Stato di Natura e Stato di Diritto, e giungere alla conclusione che dal momento in cui nello Stato di Natura non esiste disoccupazione, è compito dello Stato di Diritto creare le condizioni affinché l'uomo possa procurarsi del cibo attraverso il lavoro affinché non si creino condizioni di prigionia esistenziale. Matteo Renzi lo sa mica che questa ingiustizia nega la libertà? Sa che lo Stato ha il dovere di consentire la piena occupazione lavorativa e, quindi, il soddisfacimento dei quei bisogni che Maslow ci insegna? Sa che lavorare è un diritto universale? O pensa, come i più noti liberalsocialisti blairiani italiani (Cicchitto, Brunetta, Tremonti, etc.), che la disoccupazione è una colpa che appartiene a chi vive quello stato esistenziale? Lo sa che l'uomo è sempre stato libero di nutrirsi, coprirsi e difendersi come e quando desiderava, e che solo con la nascita dello Stato di Diritto, per esigenze inerenti la sicurezza, ha deciso di privarsi di parte della sua libertà? Lo sa che i diritti vengono prima del merito?

E poi, cosa ne pensa degli ultimi vent'anni? Vanno rimossi o negati? Non andrebbero affrontati e superati con la forza dei sogni di chi ha il progresso e l'emancipazione della razza umana nel cuore?

Cosa intende fare con le sue smanie di protagonismo? Crede per davvero che dopo aver contribuito al tradimento di Romano Prodi, dopo aver costretto il partito all'alleanza con il PDL, dopo aver maltrattato la gente che ha fondato lo stesso partito dal quale ora li vuole fuori (un po' come sbattere fuori da una associazione X i suoi fondatori piuttosto che crearsene una su misura), possa tenere unito il partito? Questa è la nuova sinistra? Un partito che non rispetta la gente più in là con l'età? Un Paese di anziani nelle mani di uno che non crede in loro? In che modo mostra interesse nei confronti delle sorti del Partito Democratico? Come potrà mantenerlo unito dopo averlo distrutto? Quale atmosfera si potrà mai respirare in un partito in cui sono stati offuscati i simboli più importanti? E, soprattutto, ha per caso la pretesa che il suo PD potrà mai essere un PD dall'elettorato unito? Si rende conto della tragedia che ha innescato? E della definitiva deriva personalistica del nostro Paese?

No, non se ne rende conto. E prima di far diventare questo Paese la più grande anomalia tra le democrazie occidentali, prima di portare l'Italia ad essere l'unico Paese senza un partito politico, perderebbe quelle elezioni che Bersani non ha affatto perso. E per mano della sua ingordigia. A causa della sua natura, la sua tendenza a dividere, la sua incapacità a tenere assieme un partito, un elettorato, un Paese. Se stesso.

State tradendo Moro e Berlinguer



State mandando in malora il più gran bel sogno della politica italiana. State impedendo quel lento ma inesorabile avvicinarsi tra cristianesimo sociale e socialdemocrazia. State distruggendo un partito che affonda le sue più profonde radici nel più remoto dei passati della nostra storia repubblicana. State prendendo parte alla distruzione dell’unica diga, l’unico partito, le uniche persone che il Paese abbia visto opporsi alla dirompente e accecante forza della destra negli ultimi due decenni. State prendendo a randellate nei denti le uniche persone che si siano opposte al malaffare e al malcostume fattisi potere politico. State rovinando tutto.
Avete distrutto il Segretario che voi stessi avete votato, il candidato alla Presidenza del Consiglio che voi stessi – per la seconda volta in tre anni – avete votato. Lo avete persino deriso quando ha umilmente deciso di farsi da parte dopo esser stato tradito. Avete bruciato coloro i quali hanno fondato il partito, due tra le più grandi personalità del sindacato e della politica italiana: Franco Marini e Romano Prodi. Un ex Segretario della CISL, ex Presidente del Senato nonché artefice della fusione tra Margherita e Democratici di Sinistra e l’unico leader del centrosinistra contro cui Silvio Berlusconi non abbia mai vinto.
State ponendo i presupposti per la vittoria finale del berlusconismo. State consacrando Silvio Berlusconi proprio nel giorno in cui Silvio Berlusconi ci abbandona. State tradendo voi stessi, la vostra storia, la vostra cultura, i vostri ideali, la vostra tradizione. Siete talmente persi nella affannosa rincorsa della vittoria sul nemico che siete diventati il nemico stesso. Non vi si distingue più dall’originale, e la vostra dannata superbia – qualora riusciste a vincere la battaglia – costerà cara quanto non mai. Costerà la restaurazione di ciò che già c’era, l’atto finale della macelleria sociale avviata da Bettino Craxi nel 1983, e che solo i governi che avete votato, hanno combattuto. Avete votato governi che hanno viaggiato con un PIL che cresceva quasi del 4% a fronte della stagnazione causata dalle politiche di Giulio Tremonti. Avete votato governi che hanno riportato per ben due volte il nostro debito pubblico al 100% del PIL dopo i buchi lasciati dal neoliberismo nostrano. Avviarono una nuova stagione del lavoro che pose i presupposti per abbattere la disoccupazione. Le cose non accadono per caso e la realtà è ben più complessa. Erano i vostri governi, i governi che state rinnegando assieme ai loro uomini. State sputando nel piatto in cui avete mangiato.
E il motivo, poi? Perché non hanno saputo fronteggiare degnamente 100 emittenti televisive e 1000 riviste, no? Perché hanno rifiutato il linguaggio vuoto, il linguaggio della menzogna, il linguaggio che approfitta della gente più debole e più a rischio. E cosa proponete ora? Il rovescio della medaglia, l’assenza di contenuti, l’intrattenimento, gli slogan, la mancanza di una visione per il Paese, per voi e per i vostri i figli. E chi proponete? Uno che in vita sua ha passato più tempo con Marchionne che con un metalmeccanico. È questo che avete sempre sognato?
State demonizzando le uniche persone che si sono opposte a così tanta merda. Tipo Rosy Bindi che ne ha presa in faccia a tonnellate. E che sia chiaro: quelle persone, quelle care persone che avete votato per così tanti anni, non hanno rappresentato e non rappresentano assolutamente un dono divino e, la loro presenza, la loro resistenza, non era e non è affatto dovuta, non è stata e non è assolutamente una cosa scontata. Avreste potuto proporvi al posto loro, far politica al posto loro. Avreste sicuramente fatto meglio voi. O sbaglio? L’esistenza della gente per bene non è cosa scontata nella vita e, soprattutto, non in questo Mondo.
Voi non siete come, siete esattamente il bigotto che attribuisce le colpe di un qualsivoglia reato alla vittima piuttosto che al colpevole. Siete fatti della sua stessa essenza. Siete lui. Vi siete imberlusconiti. Avete ceduto ai media del Cavaliere ormai da troppo tempo, molti anni prima rispetto alla gente che volete ardentemente mandare a casa. E sappiate che la vostra sarà una colpa storica. Una colpa che porterete con voi per sempre.
State tradendo Moro e Berlinguer.

Saturday, March 2, 2013

Beppe Grillo è già 'Ka$ta'








Editoriale di Luigi De Michele

Grillo e Casaleggio hanno 13 giorni per decidere quale forma dare al nuovo 5 Stelle.

Un anno fa studiai il movimento in maniera quasi ossessiva [1] preannunciando le difficoltà che questo avrebbe incontrato una volta entrato in Parlamento. Una volta fatto i conti con l'azione. Una volta iniziato il confronto reale con i parlamentari delle altre forze politiche. Una volta palesatasi la sua natura. Una natura tanto funzionale al consenso quanto impossibile da gestire con il potere tra le mani.

È abbastanza chiaro che Grillo non può continuare ad avere due piedi in una sola scarpa e che dopo questa tornata elettorale crolleranno i suoi tratti più caratterizzanti. Il primo frame positivo del 5 Stelle a perder peso sarà 'non siamo né di destra né di sinistra'. Perché dare la fiducia - così come non darla - sarà una scelta politica che schiererà inevitabilmente il Movimento. E, una volta in parlamento, ogni decisione toglierà quell'equidistanza costruita con maestria e fatica nel corso di questi anni. Sarà sinonimo di partigianeria.

Il secondo frame in procinto di crollare è 'uno vale uno'. Con le ultime decisioni calate dall'alto, Grillo assume sempre di più il ruolo di padre padrone, con il sentimento negativo che cresce sia tra gli elettori progressisti che auspicano un accordo con il suo movimento, che tra i suoi stessi elettori delusi da una condotta apparentemente incoerente. In questo modo viene meno anche un terzo frame 'siamo la democrazia dal basso'.

Una cosa è certa: a Grillo non conviene tornare a votare. O perlomeno non ora. Non rappresenterebbe più la novità. Sarebbe 'quello che ha causato le elezioni anticipate'. Perderebbe moltissimi consensi sul versante sinistro. E, per via della teoria dei vasi comunicanti, ogni voto perso sarà un voto guadagnato dalla coalizione di centrosinistra.

A Grillo, tra l'altro, conviene continuare a campare sul frame 'noi giovani, loro zombie' e sa che questo è possibile solo se i suoi avversari verranno percepiti in quanto tali. Solo se gli avversari saranno ancora Bersani, Monti e Berlusconi. Sa che nel Partito Democratico, morto un Papa se ne fa un altro. E che dopo Bersani ci sarà Renzi e poi un altro ancora.

Casaleggio è assolutamente spiazzato. Si aspettava 5 anni di spietata opposizione e si è ritrovato il Movimento Cinque Stelle primo partito italiano, un Partito Democratico che, contro ogni pronostico, ha detto no a un governo di larghe intese con il Popolo della Libertà e che, soprattutto, ha 'aperto' al 5 Stelle stesso. Che l'ha provilegiato quale interlocutore attendibile e politicamente più pronto del Popolo della Libertà ('M5S meglio del PDL'). Uno tsunami di responsabilità da assumersi.

Casaleggio dovrà sacrificare qualcosa. O l'ingente presenza dell'elettorato progressista (se al suo interno si decidesse di non dare la fiducia a Bersani) o l'ingente presenza dell'elettorato di estrazione leghista-conservatore-fascista (in questo caso, tuttavia, con gli eventuali buoni risultati dell'esecutivo, potrebbero comunque ritornare i destri inizialmente delusi). Sa che non potrà più portare avanti una campagna come quella appena terminata. Sono finiti i bonus. Non godrà più dell'attenzione spasmodica della TV per le sue piazze. Non sarà più qualcosa da scoprire e su cui scommettere, ma un'esperienza già vissuta. I politici del movimento inizieranno a presenziare in televisione, verranno fuori le divergenze, le prime spaccature, a tratti potrebbero venir meno la credibilità del guru e la solidità e/o la serietà del movimento.

È finita la pacchia. Il ché non significa che il Movimento tornerà al 5%. Ma vuol dire che da oggi in poi Casaleggio combatterà ad armi pari con gli altri strateghi, il 5 Stelle verrà messo alla prova proprio come tutti gli altri partiti e Grillo subirà lo stesso inflessibile metro di giudizio che gli italiani riservano usualmente ai politici di vecchia data. Hanno la possibilità di non crollare e continuare ad essere determinanti, ma non potranno più ripetere l'esperienza di favore che hanno vissuto in questi mesi.

L'elettorato che ha abbandonato Italia Bene Comune giusto all'ultimo giorno di campagna elettorato è già frastornato e i quesiti che che si susseguono sono troppi e ridondanti: 'ma non è che questo Grillo è fascista per davvero?', 'posso tornare a votare e cambiare preferenza?', 'ma non è che ora vince Berlusconi?', 'e se avesse vinto Berlusconi?', 'non è che forse ho sbagliato a votarlo?', 'ma sulla fiducia ha deciso tutto da solo?', 'non è che stiamo sprecando un'occasione storica?', 'per quale oscuro motivo non ha accettato le proposte di Bersani?'.

Per il 5 Stelle è terminata la fase uno. Si passa dalle piazze al Parlamento. Dalle chiacchiere ai fatti. Dalla lettura del disagio alle risposte concrete. Perché non è possibile mettere nel congelatore i problemi degli italiani per aspettare il 51% di una futuribile legislatura. Perché la crisi fa sempre più paura, fa sempre più male e in pochi accetterebbero di tornare ad elezioni anticipate proprio ora che si ha la concreta possibilità di cambiare il Paese, di chiudere con una tragedia lunga vent'anni e di riformare le istituzioni, la politica e la democrazia.

La nuova fase del Movimento Cinque Stelle - come preannunciavo quasi un anno fa - dovrà fare a meno di almeno un paio di cavalli di battaglia: ambivalenza e ambiguità. Una volta in Parlamento, a seconda delle decisioni assunte nei confronti di Pierluigi Bersani, non sarà più possibile 'stare nel mezzo'. Un'eventuale fiducia a un esecutivo di centrosinistra, così come un'eventuale sfiducia rappresenterebbero la prima grande scelta politica del 5 Stelle. Il primo posizionamento. L'ingresso nel mondo dei grandi.

Grillo e Casaleggio dovranno dialogare costruttivamente con centinaia di onorevoli con centinaia di indirizzi politici differenti. Dovranno gestire il Movimento non più nelle piazze o in rete, ma sotto i riflettori del giudizio degli italiani. Con la nuova legislatura si parte tutti sullo stesso piano.

Proprio mentre Beppe Grillo sembra già 'Ka$ta'. Parla di nomine più che di programmi. Di un nuovo Presidente della Repubblica, di un nuovo Premier, di un nuovo Presidente della Camera e di un nuovo Presidente del Senato, partecipa all'ennesimo toto-ministri. C'è già dentro fino al collo. E corre il rischio di partire anarchico per finire democristiano. Furia francese, ritirata spagnola.

Forse non si rende conto di avere per le mani una responsabilità storica e ha, forse, perso lucidità. Grillo deve capire che ha portato il Paese a un crocevia e che ha addirittura la possibilità di indirizzarlo verso una nuova strada. Continua a parlare di Dario Fo, Adriano Celentano, dimezzamento dei parlamentari e dei loro emolumenti, senza capire che ha ormai davanti a sé scenari immaginifici. Può letteralmente costruire il futuro e fare la storia. Ha la possibilità di contribuire da protagonista alla chiusura di un capitolo lungo più di 20 anni. Ha la possibilità di portare a compimento fin da subito la sua prima grande battaglia contro lo 'Psiconano'. Potrebbe relegarlo ai margini. Contrapporre - da una posizione di forza - nuove politiche contro la tanto odiata austerity. Ha la possibilità di rendere più forte l'Italia in Europa contro le ricette della Merkel. E, cosa di non poco conto, ha nelle mani la carta per aprire una nuova stagione di governo, affiancando le forze di centrosinistra nelle legislature a venire.

Quello che è successo l'altroieri è storia. È il nuovo 1994. Italia Bene Comune la possibilità di fare quello che fece Berlusconi 20 anni fa: stringere un'alleanza/patto/desistenza/etc. con le forze che più rappresentano il disagio degli italiani (nel 1994 i grillini erano Alleanza Nazionale e Lega Nord). La realtà ha assunto una nuova forma e ci si deve adattare ad essa. L'altroieri è scomparsa l'estrema destra, l'estrema sinistra e sono scomparsi i cristiano-democratici. Si apre una fase completamente nuova con Berlusconi che ha ormai 77 anni e Grillo che fa da ago della bilancia.

Quell'ago deve pendere verso sinistra.
A qualunque costo.

«Perciò, se non stringi alleanze e non rafforzi il tuo dominio, ma ti accontenti di allargare la tua influenza personale minacciando i nemici, il tuo Stato e la tua città diventeranno vulnerabili.» 
Sun Tzu - L'arte della guerra (Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法) - Sec. V A.C.



Saturday, February 16, 2013

"Ci piace Batman, ci piace com'è"




La comunicazione politica italiana ha rimosso i suoi ultimi vent'anni di storia. Ha rotto con il passato più prossimo per scegliere di tornare ai fasti del passato remoto. Quelli del PCI, del PSI e della DC. La DC Comics.

Ha cancellato vent'anni di esperienza pubblicitaria. Li ha cancellati senza aspettare l'esito della prossima tornata elettorale, la nuova legislatura e i mutamenti che questi comporteranno. Si è fatta strumento per il cambiamento. Prima della naturale quanto inevitabile fine di un pezzo della nostra storia. Quasi a dettare il nuovo modo di far politica. Laddove la forma precede la sostanza e il metodo precede il compito da eseguire. Laddove il contenitore caratterizza le proprietà stesse del contenuto.

La comunicazione politica del Partito Democratico sta cambiando il modo di fare e intendere la politica in questo Paese e prima di tutto il suo. Come quando abbassiamo il tono della nostra voce per calmare la nostra anima o come quando rafforziamo la nostra postura per pescare autostima nei pozzi più reconditi del nostro Io. Un loop infinito, un otto capovolto di forma e sostanza. Feedback dal feedback.

La prima vera grande differenza, il primo grande steccato che divide il presente dal passato è riscontrabile nell'approccio più occidentale, moderno e democratico allo scontro con gli avversari politici.  Nella maggior coscienziosità, consapevolezza e cura del processo di contrapposizione tra ingroup e outgroup, tra buoni e cattivi, tra bene e male, tra blu e rossi, tra 'noi' e 'loro'. Un processo che presenta meno rigidità. meno dogmatismo e meno faziosità. Una comunicazione che aiuta la politica e i cittadini a prendersi meno sul serio.

La comunicazione memetica del Partito Democratico ha ringiovanito e migliorato l'intera comunicazione politica italiana. Ha rotto con vent'anni di offerte 'prendi 3, paghi 2'. Ha letteralmente dettato la linea comunicativa e strategica a tutte le altre forze politiche. L'ha resa più a misura d'uomo, più sana, meno apocalittica, meno ideologica, meno seriosa e meno ingannevole. Ha trattato con cura i sensi dell'elettorato, le sue emozioni, la sua memoria e le sue aspettative. Ha evitato la sesta aspra contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini, passando dalla berlusconiana e dicotomica divisione floreale tra rosa rossa (il male) e rosa bianca (il bene) ad un uso più felpato, raffinato e assai più ricercato della contrapposizione. Un uso meno demagogico e meno populista. Un uso meno schizofrenico.

Questa nuova campagna memetica, pertanto, ha il merito di esaltare le capacità, il valore, le idee e le caratteristiche peculiari di Batman/Bersani senza per questo divinizzare il protagonista e demonizzare gli antagonisti. 'Concede' loro umanità attraverso l'uso della sottile ironia e dignità attraverso le caricature impeccabili. In un mix di supereroi, politica, sarcasmo, programmi e promesse elettorali che colpiscono nel segno con un frame potentissimo: 'Bersani è l'unico candidato premier credibile e affidabile'.

Siamo al 'buoni contro cattivi' senza la necessità di scomodare la divina provvidenza. Senza dover delegittimare nel profondo gli avversari. Senza doverli chiamare nemici. Senza demonizzarli. Siamo in presenza di una nuova egemonia anche nel campo della comunicazione. La stessa comunicazione orfana per troppo tempo del suo versante sinistro. Un versante sinistro che completa, finalmente, l'offerta nostrana.

Quelli che 'la comunicazione è roba da pubblicitari'. Quelli che 'la comunicazione serve solo a vendere sogni irrealizzabili'. Quelli che 'ti corrompe l'anima'. Quelli che 'voglio dire le cose come stanno senza prendere in giro la gente'. Che 'non è cosa di sinistra'. Che 'è tutta finzione'. Che 'priva la politica della sua naturalezza'. Beh, quelli che non scendevano a compromessi sono diventati egemoni anche in questo. Quando si sa cosa dire, si deve sapere come dirlo. Perché la verità non persuade da sé. E una bugia ben raccontata apre ancora molti cuori.

Luigi De Michele


Monday, February 4, 2013

Alle prime cento telefonate




Editoriale di Luigi De Michele

Un uomo che ha poca credibilità ha solo un modo per riconquistarla: fare e dire cose che siano assolutamente credibili.

Se poi quell'uomo tenta, in un certo qual modo, di 'sottrarre' realtà ai destinatari dei propri messaggi e di traghettare gli stessi in un set cinematografico per cercare di persuaderli in modo quantomeno disonesto, quello stesso uomo è destinato a fallire perché non tiene conto del fatto che la discrepanza tra realtà vera e realtà virtuale è troppo forte per poter essere mascherata. Quello stesso uomo pregiudica definitivamente la percezione che gli altri hanno di lui. E dalla perdita di credibilità si passa alla derisione.

Dopo aver posto - attraverso Angelino Alfano - il giorno del via libera al Governo Monti - l'inserimento di una nuova ICI - anziché una patrimoniale - come condizione vincolante per la prima fiducia, 'quell'uomo' è riuscito (a distanza di pochi mesi) nella più grande impresa di disinformazione della storia recente del nostro Paese: rimuovere e negare completamente le proprie responsabilità, promettendo di riparare alle mancanze 'altrui' (ossia le sue). Una truffa che neanche Totò con la Fontana di Trevi. Il ladro che ti ruba la macchina e te la rivende a metà prezzo.

Con la 'televendita' di ieri finisce un'epopea. Esattamente com'era cominciata: al 21%. Molto presumibilmente, infatti, 'quell'uomo' perderà con lo stesso risultato con cui vinse nel 1994. Segno che, a differenza di 20 anni fa, è solo contro tutti, e non basterà un'alleanza con la destra più eversiva e reazionaria per poter tornare al Governo. Polarizzerà ulteriormente l'elettorato. E, se da un lato porterà al voto gli italiani più 'fragili', 'interessati' e con bassa scolarizzazione, dall'altro 'costringerà' l'80% dell'elettorato italiano che negli anni ha imparato a prendere le dovute distanze dal suo modus operandi, a stringersi attorno alla coalizione che ha maggiori possibilità di sconfiggerlo: Italia Bene Comune.

Perché oltre all'amigdala possediamo un ippocampo. Perché se le bugie hanno le gambe corte, quelle più spudorate non le hanno nemmeno. Perché non è possibile colmare, con promesse ancor più grandi, il vuoto di ciò che non si è mantenuto per anni. Perché, dopo che si è governato per così tanto tempo, la colpa non può essere sempre e ancora degli altri. Ora che lo spettacolo deve lasciar spazio alla vita, quella vera. Ora che il portafoglio piange, via il tendone del circo, i problemi restano.

Più che un colpo di teatro, quella di ieri è una zappa sui piedi. Il classico dell'uomo che ricade nel suo solito vizietto, che non sa smettere. Che finisce per interiorizzare i costumi dei propri elettori più di quanto questi abbiano effettivamente fatto con lui. Che oramai è vittima di se stesso, di quanto propagandato. Un attore che ha finito per diventare il ruolo che ha interpretato e a cui non rimane altro che il suo personaggio. L'unica cosa a cui non può più rinunciare. Che lo tiene in vita e al tempo stesso le dona un senso. Narciso sulla riva di un fiume in secca.

I sogni aiutano a vivere meglio, ma non si può vivere solo di questi. La paura, la rabbia, la delusione, lo smarrimento e la tristezza quotidiana non vanno via telelobotomizzandosi sul divano la sera prima di andare a dormire. Perché il malessere è al tempo stesso diffuso e intenso. Ci abbandonano 1000 imprese al giorno. Il tessuto industriale è pressoché compromesso. I grandi marchi che hanno pompato l'export italiano nei decenni passati sono scomparsi dopo aver primeggiato per anni in Europa e nel Mondo. La disoccupazione sale costantemente e il lavoro che c'è è precario e sottopagato. L'1% della popolazione si è arricchita ulteriormente e gode di immensi privilegi, mentre almeno 8 milioni di italiani sprofondano sotto la soglia di povertà. Assistiamo increduli allo stridente divario tra un finto sorriso non accompagnato dai muscoli oculari e le cavità oculari  piene di vere lacrime.

I riflettori vanno spostati da 'quell'uomo' alle condizioni degli italiani. Ne hanno bisogno. Mai prima d'ora se n'era sentita una tale necessità. E, nonostante le divisioni in fazioni, ognuna con una ricetta differente, si aspetta la fine un'epoca. L'incantatore di serpenti, il re delle televendite, l'imbonitore, ha smesso di funzionare. Il prestigiatore ha dato tutto quello che poteva. Della serie 'puoi non aver ancora scoperto il trucco, ma sai di per certo che c'è'.

Si cresce, e dopo aver scoperto che non esistono né Babbo Natale né il topolino dei denti, finiamo per  scoprire - chi prima chi dopo - che anche che il wrestling è tutta scena. Con le dovute eccezioni, s'intende.












Saturday, January 19, 2013

L'unico nemico di 'Italia Bene Comune' è il Porcellum





Editoriale di Luigi De Michele

L'unico ostacolo che separa 'Italia Bene Comune' dalla vittoria è la legge elettorale. Il Porcellum è una legge talmente bugiarda da esser stata modellata giustappunto sulle mancanze dell'avversario. Roberto Calderoli intuì fin da subito l'importanza di metter su una legge capace di consegnare alla coalizione vincente una striminzita maggioranza al Senato della Repubblica, a prescindere dalla portata del risultato. Sapeva che per il centrodestra, più che per il centrosinistra, sarebbe stato molto più semplice governare anche solo con una decina di senatori di vantaggio. Sapeva che con il Porcellum era allo stesso tempo possibile sia far cadere il Governo Prodi sia governare pochi mesi dopo la sua caduta.

La cosiddetta 'legge porcata' è l'unico vero avversario di Pierluigi Bersani. Più di Berlusconi, Monti, Grillo, Ingroia o Giannino. In qualsiasi altro Paese d'Europa, con una qualsiasi altra legge, 'Italia Bene Comune' starebbe già festeggiando la vittoria e portandosi avanti con il lavoro. In qualsiasi Paese d'Europa, eccezion fatta per l'Italia.

L'esito di questa tornata elettorale non è assolutamente in discussione sia per la forza della coalizione di centrosinistra sia per l'inconsistenza delle due coalizioni di centrodestra. Il potenziale massimo del Popolo della Libertà, per esempio, è del 24% circa. Non è un caso che anche la Forza Italia dei tempi migliori, in 14 anni di vita, non abbia mai oltrepassato la soglia del 30% (unico partito al potere in Europa) e che abbia superato il 25% una volta sola.

A 40 giorni dalle Elezioni, poi, non ha ancora toccato quota 20% (è dato al 17%). Ha recuperato 3 'miseri' punti percentuali in più di un mese, raschiando il fondo del barile del mondo dell'astensione destrorsa, finendo per compromettere in maniera definitiva l'unità del centrodestra italiano, senza migliorare minimamente le sorti della campagna elettorale. Il recupero è avvenuto in regioni pressocché già assegnate a 'Italia Bene Comune' (per lo più meridionali), mentre nelle regioni più in bilico la situazione s'è fatta ancor più critica rispetto a solo poche settimane fa. L'alleanza con Lega Nord e Grande Sud/MpA ha letteralmente mandato in frantumi la base dei due partiti e sembra che persino il solido Veneto corra il rischio di passare nelle mani del centrosinistra.

Berlusconi ha perso per strada Casini e Fini. La Lega Nord è un partito ormai azzoppato, arenatosi sul 5% scarso (e che rischia persino la scissione in caso di sconfitta elettorale). Delle restanti 11 liste a supporto non ce n'è nessuna che superi il 2%. 11 liste che lottano quotidianamente tra loro senza esclusione di colpi, con la speranza di esser ripescate in qualità di miglior partito sotto la soglia minima. Nate con l'intenzione di alzare il potenziale della coalizione, peggiorano la sua capacità di attrazione. Proprio per questo motivo, l'offerta politica della nuova coalizione berlusconiana è quantomeno povera. Stesso linguaggio, stesse emozioni, stessa memoria, stessi atteggiamenti, stessi comportamenti, stessi solgan, stesse persone e stesse promesse di un tempo. Astensione permettendo, potrà puntare a malapena sul suo elettorato storico.

Per la coalizione che fa capo a Mario Monti vale più o meno lo stesso ragionamento. L'ex Terzo Polo pesa circa 5 punti in più rispetto al passato (15%) grazie alla trasversale capacità di attrazione del Presidente del Consiglio, ed è alquanto improbabile che possa riuscire ad incrementare la percentuale di consensi. Piuttosto, è destinato a subire i classici effetti della polarizzazione e, quindi, del voto utile. Negli ultimi giorni della campagna elettorale renderà con gli interessi quanto guadagnato più a manca che a destra, consegnando, assieme ai flussi in uscita da Rivoluzione Civile, la vittoria alla coalizione progressista.

La lista di Antonio Ingroia, infatti, non riesce a spiccare il volo. Rischia di essere un remake della Sinistra Arcobaleno con l'aggravante della reiterazione. Non riesce ad allontanarsi dalla fatidica soglia del 4% con una campagna elettorale ancora tutta da giocare (e quasi sicuramente a sue spese). Appare più un'accozzaglia di volti noti che un progetto politico (la differente collocazione nel parlamento europeo delle forze che la compongono ne è l'esempio più lampante) e, in quanto tale, corre il rischio di subire un vero e proprio saccheggio in nome di una motivazione ben più grande del 'semplice' spostamento a sinistra dello scenario politico italiano: l'antiberlusconismo. La necessità di scongiurare una nuova vittoria di Silvio Berlusconi finirà per arricchire il forziere progressista. E, a differenza del cartello del 2008, i sondaggi sono già abbastanza freddi. Non un buon segnale.
 
E 'Italia Bene Comune'? 'Italia Bene Comune' ha da portare a termine un lavoro iniziato con le Primarie che nel 2009 hanno incoronato Pierluigi Bersani Segretario del Partito Democratico e che è passato per quelle che lo hanno incoronato candidato Premier oltreché per le Parlamentarie. Un lavoro che dovrà raggiungere il suo apice nella due giorni della prossima consultazione popolare: con la mobilitazione di tutto l'ettorato del centrosinistra storico e, al tempo stesso, con la mortificazione di quello berlusconiano. IBC dovrà parlare al cuore della propria gente, senza pertanto motivare i cittadini di centrodestra. Dovrà lottare con il coltello tra i denti ma al tempo stesso con calma e tranquillità. Dovrà far sì che l'affluenza non salga troppo oltre il 75% e incassare, di riflesso, punti percentuali di vantaggio sugli avversari.

Bersani dovrà far sognare i suoi e demotivare gli altri. Dovrà demolire 10 anni di governi berlusconiani senza demolire Berlusconi. Dovrà parlare di lotta alla illegalità senza parlare dei suoi guai giudiziari. Dovrà abbattere i simboli del berlusconismo senza toccarlo. Dovrà dare risposte concrete a problemi concreti. Dovrà parlare di idee, programmi e speranze. Gli italiani dovranno percepire che al centro dell'attenzione ci sono loro e non il Cavaliere. Vogliono e vorranno sentir parlare di sé. Vorranno essere coccolati e rincuorati dopo anni di promesse e sacrifici. Hanno bisogno di sapere che in fondo al tunnel della recessione c'è una luce. Anche se non c'è. Anche se non è vero. Hanno bisogno di una motivazione per tirare avanti e quindi per recarsi alle urne.

È compito delle forze progressiste continuare a mantener vivo il legame tra politica e cittadini. Infondere nuovamente fiducia. Creare partecipazione, suscitare entusiasmo, far sentire attivi i cittadini. Gli italiani hanno bisogno di nuovi progetti a lungo termine, nuove sfide, nuovi traguardi e nuovi stimoli. Hanno bisogno di sentirsi utili. Se il Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, il candidato Premier Bersani, riusciranno a fare questo, vinceranno anche contro il Porcellum. Vinceranno il primo vero nemico. Il primo tra i simboli di una epopea berlusconiana che sembra volgere al termine.